Testimonianze

 
Lorena Coppola: Collabori spesso con Bolle… la tua esperienza con questo grande artista
Paola Belli: Stellare! La collaborazione nasce nel 2005. Abbiamo fatto tanti spettacoli in tutta Italia e siamo stati anche in Giappone insieme. Roberto Bolle è un danzatore che ha qualcosa in più, che riesce a trasmettere emozioni. Racchiude in sé l’apollineo e il dionisiaco unendo la bellezza delle linee del suo corpo alla perfezione estetica con un fuoco interiore. Nessuno riesce nella danza a muovere le folle come lui; nell’ultimo spettacolo a Bolgheri abbiamo contato un pubblico di 6000 persone. È amato in un modo che va oltre la danza, è gran lavoratore, sempre il primo ad arrivare e l’ultimo ad andare via. Quando si lavora con lui, ha sempre la capacità di metterti a tuo agio. Con lui lavoro sempre con grande serenità e piacere. È un divo pur non essendo divo ed è grazie a lui se la danza oggi è più popolare.
(27 agosto 2010)
   
  Pasquale Ottaiano: Ha avuto l’opportunità di fotografare alcuni tra i più grandi danzatori del mondo, che cosa le hanno insegnato?
Luciano Romano: Quando ho conosciuto Roberto Bolle (nel 2006 al Teatro San Carlo) era un ballerino molto noto e apprezzato, ma non era una star come lo è adesso, per pura coincidenza l’anno in cui ho iniziato a lavorare con lui ha avuto un’esplosione di notorietà diventando un fenomeno mediatico planetario. Era il periodo dell’Aida di Zeffirelli, inaugurazione della Stagione alla Scala e Bolle, decisamente poco vestito, con una danza molto acrobatica di pochi minuti balzò agli onori della cronaca, oscurando il successo dei cantanti, e facendo infuriare il tenore che per giunta era stato fischiato dal pubblico. Fu divertente vedere le persone in teatro abituate quotidianamente alla sua presenza, cominciare a chiedergli gli autografi!
(7 marzo 2014)
   
Francesca Camponero: Cosa vuol dire per lei “coreografare” Roberto Bolle?
Massimiliano Volpini: Vuol dire la responsabilità di creare per uno dei big mondiali più importanti ma anche la tranquillità di lavorare con un amico che si fida di me.
Francesca Camponero: Si trova bene al lavoro con lui?
Massimiliano Volpini: Sì molto, Roberto è un professionista impeccabile e un lavoratore instancabile, ma in sala ballo ama lavorare con serenità, gli piace ridere e scherzare. Non c’è mai stress quando si lavora con lui.
Francesca Camponero: Costruisce più per lui o con lui?
Massimiliano Volpini: I ruoli sono sempre ben definiti, il coreografo costruisce i passi e il ballerino li esegue, in questo Roberto ha una disciplina ferrea. Ma qualsiasi sua considerazione o suggerimento viene presa in considerazione da me molto seriamente, ha una visione ampia e lucida del teatro, un senso dello spettacolo infallibile.
(23 luglio 2016)
   
Francesca Pedroni: Conosco e seguo Roberto Bolle dai suoi primi successi alla Scala. Ventenne, incantò tutti danzando il suo primo Romeo, parte che gli fece conquistare, giovanissimo, il ruolo di primo ballerino del teatro. Un’eleganza naturale, principesca, da perfetto danseur noble, una bellezza da manuale d’arte, perfetta per le linee classiche e neoclassiche, che però non gli ha impedito, anzi lo ha spinto a mettersi in gioco anche in ruoli dalla personalità tormentata come Onegin o Don José. E ne è uscito vittorioso. Lo abbiamo visto crescere, diventare étoile della Scala, ma anche una straordinaria star pop in grado di far conoscere i maestri della coreografia del passato e del presente a un pubblico neofita. Qualsiasi cosa faccia o dica è semplicemente virale. Accompagnare Roberto Bolle in tour all’Arena di Verona, al Teatro Grande di Pompei e al Teatro delle Terme di Caracalla a Roma è stata una magnifica avventura.
(21 novembre 2016)
   
Michele Olivieri: Hai avuto la fortuna di lavorare anche con Roberto Bolle al San Carlo, cosa ti ha colpito maggiormente in lui?
Pompea Santoro: Roberto lo conobbi quando rimontai "Giselle" di Mats alla Scala nel 1997 lui era giovanissimo. Mats non lo scelse appunto perché era molto giovane. Dopo tanti anni ci siamo ritrovati a lavorare finalmente insieme. La prima cosa che mi sono detta quando ho cominciato a lavorare con lui è stata: "non appartiene a questo pianeta"... la sua bellezza è un qualcosa di indescrivibile che emana dagli occhi. Il fatto è che non mi sono mai abituata! Tutti i giorni mi ripetevo la stessa frase. Purtroppo, nel percorso Roberto si è infortunato alla schiena e abbiamo dovuto interrompere le prove e rimandare la prima di qualche mese. Siamo riusciti a portare in scena "Giselle" e lui ha indossato i panni di Albrecht in maniera onesta e superba. Ma quello che mi ha più colpito di Roberto, è la sua positività, la sua generosità e lealtà. Doti fondamentali per un essere umano più che per un ballerino.
(17 aprile 2018)
   
Pierachille Dolfini: Da dove nasce la collaborazione con Roberto Bolle?
Marco Pelle: Parte da lontano, da quando lavorammo alla creazione dei movimenti del robot Mark Shakr di cui poi io divenni coreografo. Li ho potuto conoscere da vicino il movimento dell’étoile. Ci siamo reincontrati nel 2013 per Passage, cortometraggio di Fabrizio Ferri che ha inaugurato la Mostra del cinema di Venezia: Roberto e Polina Semionova ballavano le mie coreografie sulle musiche composte dallo stesso Fabrizio Ferri. Insieme realizzammo il primo videoclip di danza classica, molto prima che Sergei Polunin e David La Chapelle realizzassero il loro Take me to Church. Di Passage ho realizzato poi una versione teatrale solo per Bolle che il ballerino ha proposto nei su Bolle and friends interagendo con un video.
PierachilleDolfini: Come è nata, Marco Pelle, l’idea di una coreografia sul Re Sole per Roberto Bolle?
Marco Pelle: Sicuramente dalle mie conferenze sulla danza che tengo in giro per il mondo e che ho portato anche alle Nazioni Unite. E poi da una riflessione su cosa Roberto Bolle rappresenta oggi per il mondo del balletto: è una sorta di moderno Re Sole che propone e impone la sua danza ai nostri occhi. È un ballerino popolare come nessun altro, capace di portare verso la danza un pubblico che di suo non la frequenterebbe.
(2 gennaio 2020)
   
Simona Mazza: Lei ha collaborato con artisti di grosso calibro, incluso Roberto Bolle. Tra i personaggi del mondo del balletto, chi l’ha maggiormente colpita e lasciato un segno e perché?
Andrea Piermattei: Beh effettivamente Roberto è tanta “roba” e avere la possibilità di lavorare con lui a così stretto contatto credo che sia un privilegio unico.
Ecco la magia di cui parlavo prima si percepisce quando si lavora con lui. Si entra in un teatro che all’inizio sembra solo una scatola vuota e gli si dà vita. Poi arriva il pubblico la tensione sale, tutti si mettono al proprio posto e si inizia. Alla fine un’esplosione di gioia e di vita e poi tutto si spegne e torna alla normalità come se nulla fosse successo. Pura magia.
Bisogna dire grazie a Roberto Bolle che è sempre attento a quello che succede intorno a lui, pochi giorni dopo l’inizio del lockdown mi chiama e mi dice: “te la senti di dare una lezione in diretta sul canale Instagram di OnDance?”
Come si può dire di no a Roberto Bolle… “certo che me la sento!” e così abbiamo iniziato senza sapere bene come sarebbe andata e quali riscontri avremmo avuto.
(7 settembre 2020)
   
  Paolo Calafiore: Che tipo di progettualità ha richiesto la sua collaborazione con Roberto Bolle, durante gli attesissimi tour di Bolle and Friends, considerando la grande diversità e varietà di teatri e location in cui Bolle esegue i suoi spettacoli e tenendo conto anche delle composizioni dei programmi che mettono insieme titoli e coreografi molto diversi tra loro?
Valerio Tiberi: Ho iniziato a lavorare con Roberto nel 2008, come assistente di Marco Filibeck, e dal 2014 per questioni di impegni sono subentrato come light designer e responsabile tecnico. Ogni gala con Roberto Bolle è uno spettacolo a sé; abbiamo ormai in repertorio quasi 100 tra passi a due, soli e passi a tre, e Roberto è costantemente alla ricerca del nuovo e dello sviluppo tecnologico della danza. Per esempio, quando si passa da un passo a due del Don Chisciotte a il solo Two, dove la luce danza con il ballerino, in fase progettuale è sempre difficile ma stimolante far convivere le varie esigenze. Nell’ultimo tour estivo abbiamo sperimentato un nuovo solo con Roberto, coreografato da Massimiliano Volpini, dove utilizziamo un laser montato sulla staffa di un proiettore motorizzato che a sua volta è montato su un crane manovrabile manualmente. Riuscire a sincronizzare il tutto nelle tre dimensioni è molto articolato e complesso. Sono molto soddisfatto del risultato, ma la soddisfazione più grande è stata quella di far diventare la tecnologia un partner del balletto, senza sentirne la presenza tecnica ma facendola esprimere come generatore di emozioni.
(19 dicembre 2020)
   
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